
Part-time per accudire i figli: ha diritto all’assegno divorzile?
Riconosciuto l’assegno divorzile per l’ex moglie che durante il matrimonio ha seguito l’allora marito, trasferitosi per ragioni di lavoro, e per favorirne la carriera ha deciso di dedicarsi alla cura della famiglia, facendo un passo indietro a livello professionale.
Cass. civ., sez. I, ord., 15 aprile 2025, n. 9887
I Fatti
I giudici riconoscono a lei il diritto di percepire l’assegno divorzile e lo quantificano in 600 euro al mese.
Decisivo è in Appello il raffronto tra le posizioni economiche dei due ex coniugi, raffronto che ha permesso di rilevare un significativo divario in sfavore della donna.
Part-time per accudire i figli: ha diritto all’assegno divorzile?
Nel matrimonio – durato circa dieci anni con la nascita di due figli – il passaggio decisivo è stato il trasferimento lavorativo di lui nella Capitale, poiché esso ha coinciso con la richiesta di lavoro part-time di lei.
La decisione, come moglie, di seguire il marito ha comportato per lei non solo «un allontanamento dalla città di residenza» ma anche «un oggettivo aggravio», ritrovandosi «da sola ad accudire i due figli in tenera età».
Per lui, invece, «il cambiamento lavorativo ha costituito un indubbio vantaggio a differenza dell’allora moglie «la cui condizione lavorativa si è fermata ed anzi è retrocessa».
Part-time per accudire i figli: ha diritto all’assegno divorzile?
La decisione della Cassazione
I Giudici richiamano il principio secondo cui «l’assegno divorzile deve assicurare, in ragione della sua finalità composita – assistenziale, perequativa e compensativa -, un livello reddituale adeguato al contributo fornito in ogni ambito di rilevanza.
Va valutata l’intera storia coniugale e la prognosi futura, tenendo conto anche delle eventuali attribuzioni o degli introiti che abbiano compensato il sacrificio di aspettative professionali e realizzato l’esigenza perequativa».
Infatti «l’assegno divorzile è finalizzato a garantire un livello reddituale parametrato alle pregresse dinamiche familiari ed è perciò necessariamente collegato, secondo la composita declinazione delle sue tre componenti (assistenziale, perequativa e compensativa), alla storia coniugale e familiare».
Part-time per accudire i figli: ha diritto all’assegno divorzile?
La Suprema Corte sottolinea «l’esistenza del divario» reddituale tra lui e lei , divario che costituisce precondizione per il successivo accertamento dei requisiti per l’attribuzione e la determinazione dell’assegno».
Nello specifico va posto in evidenza, secondo i giudici, «il contributo oggettivo che la moglie ha dato alla crescita professionale del marito, il quale ha accettato il trasferimento a Roma potendo contare sull’apporto della moglie su cui gravavano inevitabilmente gli oneri di accudimento di figli in tenera età».
Tali oneri l’hanno fatta «optare la moglie per un lavoro part-time, retrocedendo in termini di carriera e di retribuzione, e a tutto vantaggio del marito».
Lei ha provato «la contrazione del reddito e dell’impegno lavorativo in concomitanza con il trasferimento a Roma» per seguire l’allora marito, e da questo quadro è logico dedurre «la prova del suo maggiore impegno domestico e di cura dei figli», da cui deriva il diritto a percepire l’assegno divorzile.
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Avv. Francesco Pavan