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CANONE RAI: estensione della soglia di esenzione per gli over 75.

E’ stato firmato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico che dispone l'aumento della fascia di reddito di esenzione del pagamento del canone RAI per gli over 75.

Il 19 Febbraio è stato firmato un decreto, da parte del MEF e del MISE, che sancisce l'aumento della fascia di reddito di esenzione del pagamento del canone RAI per i cittadini che abbiano già compiuto 75 anni.

La soglia di reddito. In dettaglio, per il 2018 viene ampliata da 6.713, 98 euro a 8.000 euro la soglia di reddito prevista ai fini dell'esenzione dal pagamento del canone e le famiglie esentate passano, in tal modo, da circa 115.000 a 350.000.
Tale aumento è finalizzato a garantire un sostegno ulteriore ai nuclei familiari più deboli e a promuoverne l'inclusione sociale.
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CANONE RAI: estensione della soglia di esenzione per gli over 75.E’ stato firmato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico che dispone laumento della fascia di reddito di esenzione del pagamento del canone RAI per gli over 75.Il 19 Febbraio è stato firmato un decreto, da parte del MEF e del MISE, che sancisce laumento della fascia di reddito di esenzione del pagamento del canone RAI per i cittadini che abbiano già compiuto 75 anni.La soglia di reddito. In dettaglio, per il 2018 viene ampliata da 6.713, 98 euro a 8.000 euro la soglia di reddito prevista ai fini dellesenzione dal pagamento del canone e le famiglie esentate passano, in tal modo, da circa 115.000 a 350.000.
Tale aumento è finalizzato a garantire un sostegno ulteriore ai nuclei familiari più deboli e a promuoverne linclusione sociale.

ACCERTAMENTO FISCALE

In tema di accertamento sui conti bancari la prova è rimessa al contribuente il quale è tenuto a dimostrare la provenienza e la destinazione di ogni singolo pagamento.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza n. 2649/18; depositata il 2 febbraio.

Il contribuente non deve fornire una prova generica ma “analitica”, indicando ogni versamento bancario al fine di dimostrare che ogni operazione contabile è estranea a fatti imponibili.

In materia l’art. 32, comma 2, d.P.R. n. 600/1973, stabilisce che gli uffici finanziari possono invitare i contribuenti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento, recando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari. In particolare, qualora l'accertamento eseguito dell'Ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l'onere probatorio è a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario; pertanto qualora il contribuente si limiti a deduzioni del tutto generiche sui versamenti effettuati senza fornirne giustificazioni concrete questi non potranno che essere recuperati a reddito dall’ufficio finanziario.
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ACCERTAMENTO FISCALEIn tema di accertamento sui conti bancari la prova è rimessa al contribuente il quale è tenuto a dimostrare la provenienza e la destinazione di ogni singolo pagamento.Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza n. 2649/18; depositata il 2 febbraio.Il contribuente non deve fornire una prova generica ma “analitica”, indicando ogni versamento bancario al fine di dimostrare che ogni operazione contabile è estranea a fatti imponibili.In materia l’art. 32, comma 2, d.P.R. n. 600/1973, stabilisce che gli uffici finanziari possono invitare i contribuenti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento, recando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari. In particolare, qualora laccertamento eseguito dellUfficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, lonere probatorio è a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario; pertanto qualora il contribuente si limiti a deduzioni del tutto generiche sui versamenti effettuati senza fornirne giustificazioni concrete questi non potranno che essere recuperati a reddito dall’ufficio finanziario.

BOLLETTA DEL GAS.
La bolletta non è dovuta se il contatore non funziona correttamente.

Qualora un consumatore contesti l’ammontare della fattura del gas rispetto a quanto effettivamente consumato, la società somministrante ha l’onere di provare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra i dati forniti e quelli riportati in bolletta, pena il mancato riconoscimento della somma fatturata.

Corte d’Appello di Roma, sez. II Civile, sentenza n. 569/18; depositata il 29 gennaio.

La Corte d’Appello rileva che in caso di contestazione dell’effettivo consumo effettuato, in relazione alle risultanze dei contatori, tali risultanze possono essere contestate, «restando in tal caso onere del somministrante dimostrare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra il dato fornito e quello trascritto nella bolletta».
Nel caso di specie la società di somministrazione non solo è venuta meno a tale onere, ma non si era nemmeno curata di avanzare argomentazioni sul corretto funzionamento del contatore, il quale nell’arco della vicenda veniva sostituito poiché «funzionava su quattro cifre mentre avrebbe dovuto funzionare su cinque».
Il mancato raggiungimento della prova ha comportato, di conseguenza, il mancato riconoscimento del credito in favore della società somministrante.
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BOLLETTA DEL GAS.
La bolletta non è dovuta se il contatore non funziona correttamente.Qualora un consumatore contesti l’ammontare della fattura del gas rispetto a quanto effettivamente consumato, la società somministrante ha l’onere di provare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra i dati forniti e quelli riportati in bolletta, pena il mancato riconoscimento della somma fatturata.Corte d’Appello di Roma, sez. II Civile, sentenza n. 569/18; depositata il 29 gennaio.La Corte d’Appello rileva che in caso di contestazione dell’effettivo consumo effettuato, in relazione alle risultanze dei contatori, tali risultanze possono essere contestate, «restando in tal caso onere del somministrante dimostrare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra il dato fornito e quello trascritto nella bolletta».
Nel caso di specie la società di somministrazione non solo è venuta meno a tale onere, ma non si era nemmeno curata di avanzare argomentazioni sul corretto funzionamento del contatore, il quale nell’arco della vicenda veniva sostituito poiché «funzionava su quattro cifre mentre avrebbe dovuto funzionare su cinque».
Il mancato raggiungimento della prova ha comportato, di conseguenza, il mancato riconoscimento del credito in favore della società somministrante.

3 giorni fa

Pavan & Girotto Studio Legale Associato

POLITICHE SOCIALI, SCUOLA E C.C.R.R.

SERVIZI SOCIALI, I.C. E. DE AMICIS E CAMERA AVVOCATI DI SAN DONÀ DI PIAVE
Intervento del Segretario della Camera Avvocati di San Donà di Piave, Avv. Francesco Pavan, nelle classi seconde della scuola secondaria di primo grado
PROFILI DI RESPONSABILITÀ PENALE E CIVILE NEI COMPORTAMENTI DEI MINORENNI - BULLISMO E CYBERBULLISMO
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MOLESTIE TELEFONICHE
Anche una sola telefonata può integrare il reato di molestie.

Cassazione, sez. I Penale, sentenza 8 febbraio 2018, n. 6064

Una sola azione molesta può fare il reato.
Furono solo tre le telefonate fra l’ex coniuge imputato e la “fu consorte” persona offesa, alcune delle quali costituite da silenzi o da fastidiose allusioni alla vita privata di questa.
L’orientamento giurisprudenziale è costante: la soglia di punibilità delle condotte di disturbo giunge a riconoscere l’illiceità penale di sparuti contatti del molestatore con la persona offesa – anche a mezzo di messaggi per via telematica -.
Il comportamento delittuoso può essere episodico e realizzato anche con una sola azione, purché sia particolarmente idoneo ad offendere la percezione di un individuo in relazione al sentire comune e riconosciuto, tal che la persona offesa certamente ne subisca la sgradevolezza.
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MOLESTIE TELEFONICHE
Anche una sola telefonata può integrare il reato di molestie.Cassazione, sez. I Penale, sentenza 8 febbraio 2018, n. 6064Una sola azione molesta può fare il reato.
Furono solo tre le telefonate fra l’ex coniuge imputato e la “fu consorte” persona offesa, alcune delle quali costituite da silenzi o da fastidiose allusioni alla vita privata di questa.
L’orientamento giurisprudenziale è costante: la soglia di punibilità delle condotte di disturbo giunge a riconoscere l’illiceità penale di sparuti contatti del molestatore con la persona offesa – anche a mezzo di messaggi per via telematica -.
Il comportamento delittuoso può essere episodico e realizzato anche con una sola azione, purché sia particolarmente idoneo ad offendere la percezione di un individuo in relazione al sentire comune e riconosciuto, tal che la persona offesa certamente ne subisca la sgradevolezza.
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