Si appropria dello smartphone della compagna per vedere rubrica e messaggio: condannato per rapina.
Evidente la responsabilità penale dell’uomo.
L’ingiusto profitto può consistere, difatti, anche in un vantaggio di natura morale o sentimentale.
Cass. pen., sez. II., ud. 15 ottobre 2021 (dep. 10 dicembre 2021), n. 45557

I fatti

A finire sotto processo è un uomo, denunciato dalla compagna per averle portato via il telefono cellulare e per averla aggredita.
Ricostruito nei dettagli l’episodio, i giudici di merito ritengono evidente la colpevolezza dell’uomo, condannato, di conseguenza, per i reati di rapina impropria, lesioni aggravate e violenza privata nei confronti della sua compagna.

La decisione della Cassazione

In Cassazione il difensore prova a mettere in discussione almeno la condanna per rapina impropria, e per ridimensionare il comportamento tenuto dal suo cliente osserva che «l’ingiusto profitto» è stato erroneamente identificato con «la possibilità di visionare i numeri e le comunicazioni contenute nel telefono».
Dalla Cassazione ribattono però in modo netto che non vi sono i presupposti per ritenere non provata l’esistenza del reato di rapina impropria.
Ciò perché è irrilevante, spiegano, che «con l’impossessamento violento del telefono» della compagna «l’uomo non avesse perseguito uno scopo di lucro», anche perché «la nozione di profitto correlata al delitto di rapina non deve necessariamente concretizzarsi in un’utilità materiale».
Inutile, quindi, l’obiezione difensiva secondo cui «la rapina si è consumata tra persone legate da una relazione sentimentale», e inutile la sottolineatura che lo scopo dell’uomo era quello di «conoscere il codice di accesso al telefono cellulare» della compagna.
E a questo proposito i giudici ribadiscono che «nel delitto di rapina l’ingiusto profitto può consistere anche in un vantaggio di natura morale o sentimentale».
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Avv. Francesco Pavan