Nel caso in cui il debitore esecutato sia titolare di un conto corrente bancario affidato, con saldo negativo, ma sottoposto a pignoramento, il creditore procedente non potrà pignorare le singole rimesse, che confluiscono sul detto conto, finché queste concorrono semplicemente a determinare una riduzione dello scoperto (sentenze n.9250/2020 e n. 6393/2015).
Diversamente, ove esse siano tali da determinare un saldo positivo, sarà quest’ultimo ad essere assoggettato al pignoramento, nei limiti del suo ammontare.
Cass. civ., sez. III, sent., 23 novembre 2021, n. 36066

I Fatti

L’origine della vicenda processuale scaturisce dalla proposizione, da parte di alcuni creditori di una società, di un pignoramento presso terzi, avente ad oggetto i crediti vantati dalla loro debitrice, nei confronti di un istituto di credito.
A seguito di dichiarazione negativa da parte della Banca, i creditori promuovevano un giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, che trovava accoglimento in primo grado.
Successivamente, in sede di gravame, la decisione veniva totalmente ribaltata e la domanda dei creditori veniva rigettata.
Avverso tale ultimo provvedimento, i creditori proponevano ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.

La decisione della Cassazione

La Terza Sezione della Corte entra immediatamente nel vivo della questione, richiamando un principio giurisprudenziale consolidato, secondo cui, nel caso in cui il debitore esecutato sia titolare di un conto corrente bancario affidato, con saldo negativo, ma sottoposto a pignoramento, il creditore procedente non può pignorare le singole rimesse che confluiscono sul detto conto, finché queste si limitano a determinare semplicemente la riduzione dello scoperto (sentenze n. 9250/2020 e n. 6393/2015).
Diversamente, ove esse siano tali da determinare un saldo positivo, sarà quest’ultimo ad essere assoggettato al pignoramento, nei limiti del suo ammontare.
In definitiva, spiega la Corte, se al momento della notifica del pignoramento il saldo del conto corrente pignorato è negativo, in merito alle rimesse occorre distinguere due ipotesi: se le successive rimesse concorrono a rendere il saldo positivo, sarà quest’ultimo ad essere pignorato e vincolato in favore del creditore procedente; se, invece, nonostante le rimesse, il saldo del rapporto resta negativo, non può nemmeno ritenersi esistente alcun credito assoggettabile ad espropriazione.
I Giudici della Suprema Corte, dopo aver ribadito il principio della pignorabilità del solo saldo correntizio attivo e non anche delle singole rimesse che vi affluiscono, passano a considerare un altro aspetto: quello della pignorabilità della mera disponibilità di cui il correntista può beneficiare, in virtù del contratto di apertura di credito bancario.
A tal proposito, i Giudici ritengono opportuno chiarire che restano assoggettabili ad espropriazione i soli crediti del debitore e non anche il mero diritto di quest’ultimo ad ottenere credito dai terzi, poiché, in tal caso egli non può essere ritenuto titolare di una posizione giuridica attiva, tale da garantirgli la disponibilità di un bene patrimoniale, ma esclusivamente del diritto a diventare titolare del lato passivo della relativa obbligazione.
Nel caso dell’apertura di credito, quindi, il correntista non può ritenersi titolare, prima che abbia utilizzato la provvista, di un bene assoggettabile ad espropriazione, perché si tratta di un rapporto negoziale in cui è la banca a concedere il credito al correntista, la cui posizione, quindi, è quella di debitore della banca e non di creditore.
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Avv. Francesco Pavan