Gli agenti della Polizia municipale hanno fermato il conducente, lo hanno sottoposto a un pre-test e poi gli hanno ricordato il diritto di farsi assistere da un difensore, che però è arrivato in ritardo, riuscendo a presenziare solo alla seconda misurazione del tasso alcolemico.
Questo dettaglio non può mettere in discussione la legittimità del verbale.
 
Cass. civ., sez. II, ord., 8 ottobre 2021, n. 27378

I fatti

A inchiodare l’automobilista è il tasso alcolemico registrato in occasione della seconda prova: 0,55 grammi per litro.
Consequenziale, quindi, il verbale redatto dagli agenti della Polizia municipale, i quali lo avevano fermato in strada, sottoposto a un pre-test e poi condotto al Comando per il controllo ufficiale del tasso di alcool nel sangue.
Per i Giudici di merito la multa è da considerare sacrosanta, visto il corretto operato degli agenti.
 
In Cassazione, invece, l’automobilista continua a sostenere la tesi della «nullità dell’atto di accertamento irripetibile eseguito nei suoi confronti».
In questa ottica egli pone in rilievo una circostanza: pur avendo «prestato il consenso ad essere sottoposto al controllo del tasso alcolemico, a condizione di essere assistito da un difensore di fiducia» e «nonostante il difensore indicato e contattato avesse dichiarato la sua immediata disponibilità», «la Polizia municipale ha proceduto alla prima rilevazione in assenza del difensore», lamenta l’automobilista.
Il legale è sopraggiunto «prima che si desse seguito alla seconda rilevazione», che, «effettuata a distanza di 14 minuti dalla prima», ha «accertato la presenza di un tasso alcolemico corrispondente al valore di 0,55, comportante la configurazione della violazione amministrativa prevista dal Codice della strada», precisa ancora l’automobilista.

La decisione della Cassazione

Per i Giudici della Cassazione, però, le osservazioni proposte dal difensore dell’automobilista non hanno peso.
In premessa, i magistrati richiamano la ricostruzione dei fatti e sottolineano che «il controllo della Polizia municipale è stato effettuato legittimamente, dal momento che, antecedentemente all’esecuzione del primo regolare controllo, l’automobilista è stato reso edotto – come da lui riconosciuto – del diritto di farsi assistere da un difensore, a pena di nullità dell’accertamento».
L’automobilista ha indicato il suo legale di fiducia, ma «quest’ultimo, benché prontamente contattato, non ha presenziato a detto controllo, non essendo giunto tempestivamente presso l’ufficio del Comando di Polizia, ove detta prova è stata compiuta, dopo ventuno minuti dall’avvenuta sottoposizione del conducente all’alcool pre-test – avente una mera funzione di verifica immediata, priva di rilevanza in concreto – con un apparecchio portatile».
 
Per i Giudici è lapalissiano che «la prolungata, ma temporaneamente vana, attesa del difensore indicato dall’automobilista, e tenuto conto della congruità del lasso temporale decorso, non ha comportato alcuna illegittimità della prima prova, considerando anche il determinante fattore che un’eccessiva protrazione dell’attesa avrebbe potuto incidere sull’attendibilità e sull’efficacia dell’accertamento e, quindi, sulla corrispondenza reale dell’esito della rilevazione del tasso alcolemico ai fini della verifica della eventuale configurabilità della violazione» prevista dal Codice della strada.
 
Ciò che conta, invece, ai fini della legittimità procedimentale dell’accertamento, è «soltanto ed imprescindibilmente l’osservanza dell’obbligo di avvisare preventivamente il soggetto sottoposto a controllo della facoltà di avvertire un proprio difensore di fiducia, non incidendo su tale legittimità l’esecuzione del test alla necessaria presenza del difensore indicato».
Peraltro, è acclarato che «il difensore, poi intervenuto presso il Comando di Polizia, ha presenziato all’esecuzione della seconda prova, fatta dopo quattordici minuti dalla prima».
Ciò significa che è stato comunque «salvaguardato anche il concreto esercizio del diritto di assistenza difensiva, da valutarsi in modo compatibile con i tempi ragionevoli in cui deve essere realizzato il progressivo accertamento, considerandosi, perciò, certamente ragionevole, in questo caso, il lasso temporale complessivo di trentacinque minuti per il compimento del doppio test» e «dal cui esito è stato desunto il superamento del limite minimo di tollerabilità di 0,5 grammi per litro».
 
Proprio il risultato di questo secondo test, sottolineano i magistrati, «cristallizza in via definitiva l’operazione di accertamento ai fini della rilevazione della possibile configurazione della violazione» prevista dal Codice della strada.
E ciò permette di considerare legittima, in modo definitivo, in questo caso «l’elevazione del verbale di contestazione» nei confronti dell’automobilista.
Contattate l’avvocato Francesco Pavan ai recapiti dello Studio che trovate a questo link Contatti Studio per avere maggiori informazioni e analizzare il vostro caso.
Avv. Francesco Pavan