2017/06/25 2017/06/25

IL REATO DI DIFFAMAZIONE SU FACEBOOK: COSA SAPERE

25/06/2017|News|

Avviso agli Internauti: mai farsi farsi prendere dalla "foga della tastiera", il reato di diffamazione aggravato è in agguato. Per la Cassazione la Bacheca di Facebook è a tutti gli effetti "un mezzo di pubblicità", pertanto, se attraverso Facebook si diffonde un messaggio diffamatorio, si applica il 3° comma dell'art. 595 c.p., con la conseguenza che in caso di condanna la pena è più pesante: reclusione da 3 mesi a 3 anni o multa non inferiore a 516 €. "La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca “Facebook” integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 comma III c.p., poiché questa modalità di comunicazione di un contenuto suscettibile di arrecare discredito alla reputazione altrui ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, tuttavia, proprio le particolari dinamiche di diffusione del messaggio screditante, in una con la loro finalizzazione alla socializzazione, sono tali da [...]

2017/06/22 2017/06/22

DIFFAMAZIONE E SOCIAL NETWORK. COSA SAPERE

22/06/2017|News|

La diffamazione a mezzo social network sta diventando sempre più diffusa. I leoni da tastiera sono sempre all'opera. Chi è competente a giudicare nell'ipotesi di reato di diffamazione a mezzo social network? Un "problema tecnico" spesso di non semplice soluzione che però risulta fondamentale per la tutela dei propri diritti in caso di frasi diffamatorie pubblicate sui Social. La diffusione di messaggi lesivi dell'onere mediante Social Network è da considerarsi diffamazione aggravata, ai sensi dell'art. 595 c.p. comma 3. La diffamazione è il reato che si commette offendendo l'altrui reputazione comunicando con più persone. La diffamazione a mezzo Social Network è da considerarsi "aggravata" in quanto è potenzialmente in grado di raggiungere un numero indeterminato di persone. Come si stabilisce a quale Giudice rivolgersi? "Quando è impossibile stabilire il luogo di consumazione del reato e sia stato invece individuato quello in cui il contenuto diffamatorio è stato caricato come dato [...]

2017/06/21 2017/06/21

ASSEGNO DIVORZILE DA 1000 € MESE? COSA SAPERE

21/06/2017|News|

Prime pronunce dei Tribunali che cominciano a "quantificare" gli importi degli assegni divorzili a seguito della Sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 10/05/2017 Questo il principio sancito dalla Cassazione, che ha mutato il radicato orientamento della Corte risalente negli anni. "Il giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà informarsi al “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica.  L’esclusivo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli è quello dell’indipendenza economica del richiedente. L’autosufficienza può essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale." Il diritto all’assegno di divorzio è riconosciuto ai sensi dell’art. 5, Legge 898/70, in seguito all’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi economici del coniuge economicamente più debole [...]

2017/06/09 2017/06/09

Il Patteggiamento può integrare la “Giusta Causa” di Licenziamento?

09/06/2017|News|

Patteggiare in un Processo Penale, ovvero non dichiararsi colpevole ma decidere di definire il processo "velocemente" evitando di essere magari condannati ad una pena maggiore rispetto a quella concordata con il Pubblico Ministero, oltre a risparmiare sulle spese legali (affrontare un processo con numerose udienze è certamente più oneroso); Si rischia anche il licenziamento ? La Cassazione dice di SI: Cassazione Civile, Sez. Lav. Sentenza n. 7130 del 09/05/2017 Il licenziamento intimato per giusta causa (ex art. 2119 c.c.) è la forma più grave di interruzione del rapporto di lavoro, intendendosi per “giusta causa” un'inadempimento del dipendente così grave da non permettere la prosecuzione del rapporto lavorativo. La vicenda muove dal ricorso promosso da un lavoratore che veniva licenziato dal proprio datore di lavoro a causa di un suo coinvolgimento in un processo penale per cessione di stupefacenti. Il processo si era definito con una sentenza di applicazione della pena su richiesta ex [...]